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Takkoku no Iwaya Bishamondō – 達谷窟毘沙門堂

Date: Updated:2018/05/13 Italiano ,

Torna a Hiraizumi

A pochi chilometri da Hiraizumi, già da noi definita come la Nara del Tohoku, si trova un altro complesso degno di visita, il Takkoku no Iwaya Bishamondō (達谷窟毘沙門堂).
Con oltre 1200 anni di storia, questo tempio e santuario incastonato nel costone di una montagna, ci trasporta indietro nel tempo, fra misticità e riti ancestrali.

Composizione del complesso

Situato lungo la Takkoku Gaido, una strada rurale che unisce Hiraizumi con la valle Genbi, se visitato come da noi in primavera, saltano subito all’occhio i ciliegi piangenti che si trovano a fianco del torii di ingresso. Qui sotto potete visionare la mappa del complesso, direttamente dal volantino che vi sarà consegnato all’ingresso (a pagamento, 300 yen al 2018).

Cliccare sulla mappa per ingrandire

Bishamondō

Entrando, dopo aver passato tree portali torii, il primo di pietra e i secondi in legno, rossi, ci si trova di fronte a un’imponente struttura lignea dipinta in rosso vermiglio, il Bishamondō, ossia la sala di Bishamon.

– La leggenda –

Esistono decine, se non centinaia di varianti e racconti che si perdono nella notte dei tempi, riguardo a questo complesso…

Circa 1200 anni fa, in questa zona all’epoca fuori dal controllo imperiale, e conosciuta come Ezo, viveva un signore locale, tale Akurō Takamaro il quale, forte del suo potere, opprimeva il popolo, rapendo e seviziando donne e bambini. Il suo quartier generale era all’interno di una caverna. Sempre secondo la leggenda, Akurō compì ignobili azioni, quali il confinamento di una principessa in una stretta cesta (kagonohime, 籠姫), l’appesa dei suoi capelli su una roccia (katsuraishi, 鬘石) e una cascata presso cui avrebbe atteso la principessa per ucciderla (himemachinotaki, la cascata dell’attesa della principessa, 姫街滝).

Nel frattempo, l’allora imperatore Kanmu diede a Sakanoue no Tamuramaro, col titolo di “seii taishōgun, 征夷大将軍”‘incarico di soggiogare Akurō e portare la sua regione sotto il controllo imperiale. Questi venne sconfitto nell’anno 801, e la pace tornò a regnare nella zona. Per ringraziare del successo Bishamon, la divinità della guerra, Sakanoue no Tamuramaro realizzò questo edificio nello stile del Kiyomizudera di Kyoto, con un impalcato sotto il pavimento a sostenere l’intero edificio. Vennero realizzate 108 statue in pietra di Bishamon, e il posto fu denominato Iwaya (caverna) Bishamondo (padiglione di Bishamon).

 

Nel 1490 un incendio distrusse l’edificio, che tuttavia venne prontamente ricostruito, sebbene nei secoli successivi ulteriori calamità e altri incendi misero a dura prova la vita del Bishamondo. L’edificio attuale è una ricostruzione del 1961 e protegge al suo interno una statua di Buddha probabilmente realizzata in epoca Heian dallo scultore Jigaku Daishi. Questa e altre statue, tuttavia, non sono sempre esposte, e la prossima messa in mostra della scultura buddhista è prevista per il 2042!

Bishamon, il dio della guerra, protegge in particolare coloro nati negli anni della tigre secondo lo zodiaco orientale, e coloro che hanno a che fare con conflitti interiori o con persone a loro vicine. All’interno della sala è possibile acquistare, per soli 20 yen (normalmente ne sono chiesti 100), delle omikuji, ossia dei piccoli bigliettini che prevedono l’eventuale fortuna (o sfortuna) in diverse gradazioni (fortuna grande, media, piccola, e altrettanto per la sfortuna).

Vicino all’edificio potrete trovare un bassorilievo del volto di Buddha incavato sulla parete rocciosa di una montagna. Una leggenda narra che l’opera sia stata realizzata da Minamoto no Yoshiie lanciando frecce verso il muro, ma probabilmente la scultura risale al periodo Muromachi. Con 16,5 metri di altezza, è uno dei 5 grandi Buddha del Giappone, nonché quello situato più a nord. In origine era presente tutta la figura, corpo incluso, ma un terremoto nel 1896 distrusse gran parte di esso, e ciò che rimane ora è il volto, nella parte alta della parete rocciosa. Questo Amida Butsu protegge migliaia di soldati che perirono in battaglie locali nell’11°secolo.

Fudō-dō

Questo altro edificio, situato verso l’uscita del complesso, è dedicato a Chishō Taishi e originariamente situato in un altro luogo. Venne spostato all’interno del Takkoku no Iwaya nel 1789. Al suo interno si trova una statua del dio Fudō (che significa “l’immobile”), ed è realizzata a partire da un unico blocco in legno di un albero di katsura (cercydiphyllidae). Questa divinità protegge i nati nell’anno del gallo, e, tradizionalmente, occorre porgere una spada ad esso per ottenere fortuna. Protegge dagli incendi e dalle malattie della vista.

Subito vicino a questo padiglione trovate anche quello della campana buddhista e un piccolo santuario rosso chiamato Akadō.

Kondō

La sala d’oro, immancabile elemento nei complessi buddhisti giapponesi, è anch’essa una ricostruzione in tempi più recenti (completata nel 1996) di un edificio originale andato perduto. Ospita all’interno la statua del Buddha Yakushi, venerato da chi desidera salute e fortificazione del corpo. Particolarmente suggestivo e di impatto è il colpo d’occhio provenendo dal Fudōdō, dove si può scorgere l’edificio del Kondō sopra una piccola collinetta con un boschetto di bambù a incorniciare il tutto.

Sperando di avervi dato, ancora una volta, uno spunto per trovare qualcosa di autentico, ispirante e nuovo, in uno dei luoghi più nascosti del Giappone, accogliamo sempre e volentieri anche vostre impressioni, suggerimenti su luoghi che non abbiamo ancora avuto il piacere di visitare e molto altro!

 

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